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D.M. LL.PP.. 14/02/1992

MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI

Decreto 14 Febbraio 1992

«Norme tecniche per l’esecuzione delle opere in cemento armato normale e precompresso e per le strutture metalliche»

(Pubblicato nel supplemento ordinario n. 55 alla “Gazzetta Ufficiale” n. 65 del 18 marzo 1992)

IL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI

Vista la legge 5 novembre 1971, n. 1086, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 321 del 21 dicembre 1971, recante norme per la disciplina delle opere in conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica;

Visto il decreto ministeriale 27 luglio 1985, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale

n. 113 del 17 maggio 1986; Considerato che, ai sensi dell’art. 21 della citata legga 5 novembre 1971, n. 1086, sono state apportate modifiche alle norme tecniche alle quali devono uniformarsi le costruzioni di cui alla legge medesima;

Visto il testo delle norme tecniche predisposto dal Servizio tecnico centrale;

Sentito il Consiglio nazionale delle ricerche;

Sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici che si è espresso con il parere emesso dall’assemblea

generale, in data 14 dicembre 1990, con voto n. 383; Espletata la procedura di cui alla legge 21 giugno 1986, n. 317, emanata in ottemperanza della direttiva CEE n. 83/1989;

Decreta:

Art. 1. Sono approvate le norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo delle strutture in cemento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche di cui alla legge 5 novembre 1971, n. 1086, predisposte dal Servizio tecnico centrale ed allegate al presente decreto.

Art. 2. Le presenti norme entreranno in vigore quattro mesi dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Art. 3. In via transitoria continuano ad applicarsi le norme di cui al decreto ministeriale 27 luglio 1985 per le opere in corso e per le quali sia stata già presentata la denuncia prevista dall’art. 4 della legge n. 1086/1971, nonché per le opere di cui all’ultimo comma dello stesso art. 4, per le quali sia stato pubblicato il bando di gara per l’appalto, ovvero sia intervenuta la stipulazione del contratto di appalto a trattativa privata. UNITÀ DI MISURA Il sistema di unità di misura adottato è il “Sistema Internazionale di unità” indicato con la sigla “SI” di cui al decreto del Presidente della Repubblica 12 agosto 1982, n. 802 - Attuazione della direttiva (CEE) n. 80/181 relativa alle unità di misura. Nelle presenti norme sono indicati anche, tra parentesi quadre, i corrispondenti valori nelle unità di misura del sistema tecnico. Nella relazione tra i due sistemi Nella relazione tra i due sistemi Per le grandezze relative al conglomerato cementizio il coefficiente 9,81 è stato arrotondato a 10 per ragioni di carattere pratico. N.d.R.: si riportano nel seguito le sole parti del D.M. 14.02.1992 riguardanti l’utilizzo del metodo delle tensioni ammissibili; per le parti restanti vige attualmente il D.M. 09.01.1996. ... omissis ... Parte Prima - C.A. e C.A.P. ... omissis ...

3. NORME DI CALCOLO: metodo delle tensioni ammissibili Le azioni sulla costruzione devono essere cumulate secondo condizioni di carico tali da risultare più sfavorevoli ai fini delle singole verifiche, tenendo conto della probabilità ridotta di intervento simultaneo di tutte le azioni con i rispettivi valori più sfavorevoli, come consentito dalle norme vigenti.

3.1. Cemento armato normale

3.1.1. Metodo delle tensioni ammissibili Le tensioni del conglomerato compresso e dell’armatura sono calcolate prescindendo dal contributo a trazione del conglomerato, assumendo come area della sezione resistente quella corrispondente al conglomerato compresso ed alle aree metalliche tese e compresse affette dal coefficiente convenzionale di omogeneizzazione n = 15. Il calcolo delle sezioni resistenti deve essere eseguito con i metodi della scienza delle costruzioni basati sull’ipotesi dell’elasticità lineare dei materiali.

3.1.2. Variazioni termiche e ritiro Ove necessario si considererà l’influenza della variazione termica più sfavorevole in relazione alla temperatura ambiente durante l’esecuzione dell’opera tenendo anche conto dell’influenza della viscosità del conglomerato cementizio; nei casi ordinari in mancanza di dati più precisi, l’influenza degli scarti termici e della viscosità sul regime di sollecitazione potrà essere valutata convenzionalmente considerando, in regime elastico, l’influenza di scarti stagionali rispetto alla temperatura media locale, di ±15°C per le opere direttamente esposte alle azioni atmosferiche, e di ±10°C per le opere non direttamente esposte. In generale la variazione di temperatura potrà essere considerata uniforme per tutte le membrature di una costruzione, tranne quando siano prevedibili differenze sensibili di temperatura tra i singoli elementi. Quando per una stessa membratura esistano variazioni di temperatura diverse in corrispondenza dell’intradosso e dell’estradosso, si ammetterà in generale una distribuzione della variazione di temperatura di tipo lineare.

3.1.3. Tensioni normali di compressione ammissibili nel conglomerato Tenute presenti le prescrizioni contenute nel punto 5.2.1, le tensioni ammissibili s c, vengono definite in base alla formula sotto indicate, con riferimento alla resistenza caratteristica a 28 giorni Rck, tenuto anche presente quanto disposto nel punto 1 dell’Allegato 2. Rck -15 Rck -150 s c = 6 + (N/mm2) [ s c = 60 + (kgf/cm2)] 44 I valori di s c sopraindicati valgono per travi, solette e pilastri soggetti a flessione o pressoflessione. Nelle solette di spessore minore di 5 cm le tensioni ammissibili sono ridotte del 30%. Nelle solette di spessore minore di 5 cm le tensioni ammissibili sono ridotte del 30%. – del 30% per soletta di spessore s < 5 cm; – del 10 % per soletta di spessore s ³ 5 cm. Per pilastri calcolati a compressione semplice la tensione ammissibile assume il valore ridotto: s c = 0,7 [1-0,03 (25 - s)] s c per s < 25 cm; s c = 0,7 s c per s ³ 25 cm; con s dimensione trasversale minima della sezione. Nella sollecitazione di pressoflessione la tensione media dell’intera sezione non deve superare la tensione ammissibile per compressione semplice.

3.1.4. Tensioni tangenziali ammissibili nel conglomerato Non è richiesta la verifica delle armature al taglio ed alla torsione quando le tensioni tangenziali massime del conglomerato, prodotte da tali caratteristiche di sollecitazione, non superano i valori di t c0 ottenuti con l’espressione: Rck -15 Rck -150 t c0 = 0,4 + (N/mm2) [ t c0 = 4 + (kgf/cm2)] 75 75 Nella zone ove le tensioni tangenziali superano t c0 gli sforzi tangenziali devono essere integralmente assorbiti da armature metalliche, affidando alle staffe non meno del 40% dello sforzo globale di scorrimento. La massima tensione tangenziale per solo taglio non deve superare il valore: Rck -15 Rck -150 t c1 = 1,4 + (N/mm2) [ t c1 = 14 + (kgf/cm2)] 35 35 Gli stessi valori sono ammessi nelle sezioni di attacco delle ali all’anima di travi a T o a cassone. Nel caso di sollecitazione combinata di taglio e torsione t c1 può essere aumentato del 10%. Le tensioni tangenziali di aderenza delle barre, nell’ipotesi di ripartizione uniforme, non devono superare i valori sottoindicati. – Barre tonde lisce: t b = 1,5 t c0 – Barre ad aderenza migliorata: t b = 3,0 t c0

3.1.5. Tensioni ammissibili negli acciai in barre tonde lisce La tensione ammissibile non deve superare i valori indicati nel successivo prospetto 6. Tensioni ammissibili negli acciai in barre tonde lisce PROSPETTO 6 Tipo di acciaio Fe B 22 k Fe B 32 k s s N(mm2) [kgf/cm2) 115 1200 155 1600]

3.1.6. Tensioni ammissibili negli acciai in barre ad aderenza migliorata Per le barre ad aderenza migliorata si devono adottare le tensioni ammissibili indicate nel prospetto 7. Tensioni ammissibili negli acciai in barre ad aderenza migliorata Tensioni ammissibili negli acciai in barre ad aderenza migliorata Tipo di acciaio Fe B 38 k Fe B 44 k s s N(mm2) [kgf/cm2) 215 2200 255 2600] Per strutture in ambiente aggressivo, si dovrà effettuare la verifica di fessurazione. Al fine di garantire la durata delle opere si dovrà controllare lo stato di fessurazione (ad esempio secondo metodi paragonabili a quelli previsti al punto 4.2.4.).

3.1.7. Tensioni ammissibili nei fili di acciaio trafilato, nelle reti e nei tralicci La tensione ammissibile deve soddisfare le limitazioni: ì£ 0,60 f(0,2)k s s í £ 0,55 ftk con un massimo di 255 N/mm2 [2600 kgf/cm2]. Per reti con fili lisci il superamento del tasso ammissibile di 215 N/mm2 [2200 kgf/cm2] è consentito per fili elementari aventi diametro Ø £ 8 mm o con distanza assiale fra i fili elementari non superiore a 20 cm. Per strutture in ambiente aggressivo si dovrà effettuare la verifica di fessurazione. Al fine di garantire la durata delle opere si dovrà controllare lo stato di fessurazione (ad esempio con metodi paragonabili a quelli previsti al punto 4.2.4.).

3.1.8. Fenomeni di fatica In presenza di sollecitazioni che possano indurre fenomeni di fatica, se 2 smin

3.1.9. Deformazioni Nel calcolo elastico delle incognite statisticamente indeterminate gli elementi geometrici delle sezioni rette devono essere valutati considerando reagente l’intera sezione, di conglomerato con l’eventuale contributo dell’armatura omogeneizzata. Occorre verificare che le deformazioni istantanee e differite delle membrature siano compatibili con il corretto esercizio

3.1.10. Pilastri Se la posizione del centro di sollecitazione nei pilastri soggetti a compressione eccentrica è tale che, pur essendo esterno al nocciolo centrale di inerzia della sezione di conglomerato interamente reagente, la forza normale dia luogo a trazioni minori di 1/5 della tensione al lembo compresso, la sezione può essere verificata come interamente reagente, ferme restando le limitazioni di cui al primo e secondo comma del punto 5.3.4. e purché la sezione d’armatura in zona tesa sia idonea ad assorbire la risultante delle trazioni alla tensione convenzionale di 115 N/mm2 [1200 kgf/cm2] per barre lisce e di 175 N/mm2 [1800 kgf/cm2] per barre ad aderenza migliorata. Nell’altro caso le sezioni devono essere verificate nella ipotesi di parzializzazione ed armate in conseguenza, ferme restando però le limitazioni di cui sopra. 3.1.11.3.1.11. Nelle strutture semplicemente compresse, armate con ferri longitudinali, disposti lungo una circonferenza e racchiusi da una spirale di passo non maggiore di 1/5 del diametro del nucleo cerchiato, si può assumere come area ideale resistente quella del nucleo, aumentata di 15 volte quella della sezione delle barre longitudinali o di 30 volte quella della sezione di una armatura fittizia longitudinale di peso uguale a quello della spirale. L’area ideale così valutata non deve superare il doppio dell’area del nucleo. La sezione dell’armatura longitudinale non deve risultare inferiore alla metà di quella dell’armatura fittizia corrispondente alla spirale.

3.1.12. Instabilità flessionale dei pilastri l0 I fenomeni di instabilità devono essere presi in considerazione per snellezza l = maggiore di 50, i essendo l0 la lunghezza libera di inflessione ed i il corrispondente raggio d’inerzia. I pilastri cerchiati devono essere considerati alla stregua di quelli ordinari, ossia prescindendo dalla presenza della spirale. 3.1.12.1. Carico centrato Il coefficiente w di amplificazione dei carichi, che tiene conto dei fenomeni di instabilità, varia come indicato nel prospetto 8. PROSPETTO 8 Snellezza l ll Coefficiente di amplificazione w ww 50 70 85 100 1,00 1,08 1,32 1,62 La verifica deve essere condotta nel piano di massima snellezza. Snellezze l maggiori di 100 sono da considerare con particolari cautele di progettazione e di calcolo. 3.1.12.2. Carico eccentrico La verifica, salvo più accurate valutazioni deve essere seguita tenendo conto dello sforzo normale N·w, con w valutato per la massima snellezza, o del momento flettente M* = cM, con M momento effettivo massimo; allo sforzo normale N·w si deve sostituire N se più sfavorevole. Valutazioni particolarmente accurate sono richieste quando si prevedano forti deformazioni differite. La tensione massima a compressione, così determinata non deve superare quella ammissibile per la sollecitazione di pressoflessione (vedi punto 3.1.3.). Il coefficiente c è dato da: 1 N 1- NE dove NE è il carico critico euleriano per la snellezza relativa al piano di flessione, valutato per un modulo di elasticità convenzionale Ec* = 0,4 Ec. In ogni caso deve essere eseguita la verifica di cui al punto 3.1.12.1. per l’inflessione nel piano di massima snellezza. 3.2.3.2.

 

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